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Dal sito www.ilpopolodelblues - Gennaio 2007 - Si ringrazia Ernesto De Pascale per l'opportunità concessa

“… The wind and spray on my face was exhilarating. The offshore breeze sent a shiver through my two-shilling jacket and thin clothes, but part of the shiver was anticipation. Something else was in the air” (… Il vento e lo spruzzo sulla mia faccia erano esilaranti. La brezza mandava un brivido attraverso la mia giacca da due scellini ed i vestiti leggeri, ma una parte del brivido era l'anticipazione. Qualcos’altro era nell'aria.). Voglio prendere spunto da queste parole prese dall’ultimo paragrafo del secondo volume della autobiografia (Angel Laughter) che racchiudono tutta la liricità del McTell artista e uomo. Quando nel 1980 ascoltai per la prima volta il suo, ormai storico, disco “Ralph, Albert & Sydney” (unico disco pubblicato anche in Italia) devo dire che rimasi affascinato: mi piaceva la musica, i testi così perfettamente interpretati dalla voce corposa del cantante ma ciò che maggiormente mi colpì o meglio provai nell’ascoltare il disco fu una grande emozione. Ralph McTell riusciva a trasmettere, nonostante si trattasse di un ascolto indiretto, delle vibrazioni e degli stati emozionali molto particolari. Sono, ormai, passati 26 anni da quel primo ascolto e Ralph McTell continua a calcare le scene del Folk/Blues britannico con lo stesso entusiasmo degli esordi. E proprio per celebrare la sua lunga carriera è stato pubblicato in questi giorni un cofanetto in cui si ripercorrono gli anni dal 1965 al 2006. Sono contenuti molti brani inediti e versioni inedite dei suoi brani più famosi ed alcune covers di Bob Dylan, Beatles e Hoagy Carmichael. I 4 cds ripercorrendo le tappe salienti della vita artistica di McTell; rappresentano un’ottimo punto di partenza per coloro che si vogliono avvicinare alla sua musica; un viaggio musicale che riesce a trasmettere delle sensazioni e delle emozioni tali da rendere partecipe anche il piu sterile degli ascoltatori. La lettura dei suoi testi ti coinvolge a tal punto da farti diventare proprie le sue parole come se fosse l’autore e il lettore fossero un'unica persona.


Track list
Disc 1
1. Drybone Shuffle
2. Bells Of Rhymney
3. Girl From The North Country
4. Pasadena
5. Nanna's Song
6. Mermaid And The Seagull
7. Spiral Staircase
8. Michael In The Garden
9. Summer Come Along
10. Factory Girl
11. Too Tight Rag
12. Ferryman
13. Viola Lee Blues
14. Birdman
15. Barges
16. Zimmerman Blues
17. Summer Lightning


Disc: 2
1. Streets Of London
2. Hey Babe Would I Lie To You
3. Grande Affaire
4. Ladies Love Outlaws
5. Tequila Sunset
6. Marie
7. River Rising Moon High
8. Weather The Storm
9. Promises
10. Love Grows
11. Leaf Must Fall
12. Blues Run The Game
13. Red Apple Juice
14.Stevenson And Watt
15. Water Of Dreams
16. Alexi


Disc: 3
1. Bentley And Craig
2. Hands Of Joseph
3. Kenny The Kangaroo
4. Old Puggy Mearns
5. I Like Rubbish
6. Drybone Shuffle
7. Keeping The Night At Bay
8. From Clare To Here
9. Can't Be Satisfied
10. Hesitation Blues
11. Stealin'
12. Slip Shod Tap Room Dance
13. Prison Wall Blues
14. That'll Do Babe
15. Summer Girls
16. Setting
17. Jesus Wept


Disc: 4
1. Peppers And Tomatoes
2. Rue De La Montaigne
3. Georgia On My Mind
4. Girl From The North Country
5. Nanna's Song
6. Up
7. Easter Lilies
8. Let Me Down Easy
9. I'm Satisfied
10. Stagolee
11. In The Jailhouse Now
12. Still In Dreams
13. Feather Fell
14. Michelle
15. Don't Think Twice It's Alright
16. Red And Gold

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Dalla rivista "Late for the sky" n° 39 del 1999


Ralph McTell: “Water of dreams”
(1982, Mays Records, l.p. TG 005)
Autore e chitarrista di culto, Ralph McTell appartiene a quella piccola cerchia di rari musicisti che, se per meriti artistici si sono guadagnati l’attenzione del pubblico più sensibile, per l’onestà e la sincerità con la quale hanno attraversato mode e tendenze ne hanno conquistato il cuore. Ogni suo nuovo lavoro è salutato non solo con l’apprezzamento che si riserva ad un artista di rilievo, ma anche con il rispetto e la riconoscenza che si devono ad un uomo che non ha mai tradito se stesso.
McTell scelse la strada della musica quando, adolescente, ascoltò Ramblin’ Jack Elliott cantare “San Francisco Bay Blues”. Attraverso di lui conobbe Woody Guthrie, Sonny Terry, Blind Boy Fuller, Blind Blake, Rev. Gary Davis, e decise di darci dentro con la sua chitarra fino a che non fu in grado di dare, come dice egli stesso, “una passabile idea di Woody Guthrie e una passabile idea di Ramblin’ Jack Elliott”: del primo ap­prezzava i testi e l’impegno, del secondo la “deliberata indisciplina” nel modo di suonare. Negli anni ‘60 arrivarono la prima chitarra vera ed una permanenza a Parigi, dove conobbe Gary Petersen, un chitarrista di Los Angeles che gli insegnò i propri segreti e gli permise il salto di qualità.
Di lì a qualche anno McTell avrebbe iniziato ad incidere alcuni album tra i più significativi del songwriting d’oltremanica, ed avrebbe trovato un amico ed un estimatore in Christy Moore, con cui condivide radici musicali e rigore intellet­tuale.
“Water of dreams” sin dalla copertina (spartana ed essenziale, con una bella foto scattata da Guido Harari al cordiale faccione di McTell) possiede la magia di quei dischi che non hanno bisogno di grandi budget per en­trare per sempre nel cuore di chi sa ascoltare. Una primadonna della musica inglese (Richard Thompson), un chitarrista coi controfiocchi (Albert Lee) e perfino una vecchia volpe del music business (Phil Collins) forniscono il loro contributo all’album senza protagonismi, mettendosi umilmente al servizio del progetto di un autore al quale, mi piace immaginare, si avvicinano con lo stesso affettuoso rispetto che da sempre nutre nei suoi confronti chi vi scrive. Le dodici canzoni dell’album, in cui spiccano la voce profonda e calda di McTell e la sua perizia strumentale, sono le tappe di un itinerario dell’anima tra l’amore e l’amicizia, tra la gioia ed il rimpianto, tra ballate folk e passione per il vecchio blues.
Ci sono tutti i suoi amori musicali: la cover di “I Want You”, privata delle spigolosità dylaniane, mostra tutta la sua accorata dolcezza; “Hands of Joseph” parla di Joseph Spence - chitarrista verso cui molti, da Ry Cooder allo stesso McTell, non perdono occasione di dichiarare un grande debito di riconoscenza - e delle sue grandi mani: mani callose da carpentiere, mani di chi lavora duro tutto il giorno, di chi ha imparato bene il proprio mestiere, ma con altrettanta padronanza suona la chitarra per trasmettere gioia e fiducia a chi lo ascolta (tale è la venerazione di McTell nei confronti del vecchio chitarrista delle Bahamas che nel ‘94 sarà scontata la sua partecipazione ad “Out on the rolling sea”, sfaccettato disco tributo dedicato alla musica di Spence).
“Geordie’s on the road again” è un delicato omaggio ad un amico che viaggia per il mondo e lavora dove può. La tromba di Howard Evans evoca un clima d’altri tempi ed accresce l’effetto nostalgico; è una canzone sul viaggiare, su quell’incontenibile biso­gno che porta l’uomo a muoversi, sulla lontananza e sull’attesa di incontrarsi di nuovo.
Ancora un amico, questa volta con qualche grattacapo, è quello cui è dedicata la conclusiva “Song for Martin” (”…non lasciate Martin da solo, stasera, solo perché sembra che stia bene…”), ma non c’è spazio per la depressione: l’amicizia lenisce molte piaghe. E d’altra parte, meglio di chiunque altro lo spiega lo stesso Ralph McTell parlando di sé: “non mi piacciono le tonalità minori… anche se le mie canzoni trattano talvolta di tristezza, c’è sempre una nota di ottimismo”, in ciò dichiarandosi ancora una volta seguace di Woody Guthrie e del blues.
Cosa aggiungere? Se non vi siete ancora imbattuti in Ralph McTell, e se dopo aver letto queste righe vi state mangiando le mani per essere stati tanto sbadati, questo potrebbe essere uno dei dischi (provate a cercare negli usati: ce n’è di matti, in giro…) attraverso i quali accedere all’arte di un cantore che, se non siete fatti di travertino, in più di un momento della vostra vita avrà qualcosa da dirvi. Perché ciò che ce lo fa sentire vicino è il grande dono di quei poeti (piccoli o grandi: la differenza, in fondo, sta soprattutto in chi ascolta) davanti ai quali ti capita di pensare con sorpresa e con gioia: “ehi, ma sta parlando di me!”.
Max Giuliani
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RAI  Educational: Due omaggi musicali per Sylvia - La poesia “The Applicant” in versione rock e una canzone per Sylvia Plath di Giancarlo Susanna.
Ci è già capitato altre volte di analizzare i legami tra poesia e musica, ma il caso di Sylvia Plath è abbastanza particolare. Detto che dai suoi versi si sprigiona una straordinaria musicalità e che non ci sorprende la riuscita della vibrante ed elettrica versione di “The Applicant”, inserita dai Blue Aeroplanes nell'album “Swagger”, non ci resta che citare una delle più belle canzoni scritte dal cantautore inglese Ralph McTell e dedicata proprio alla grande poetessa americana: “Sylvia”.
Siamo nel 1972 ed in Inghilterra si assiste ad una vera e propria fioritura del folk rock. Da una parte ci sono band come Fairport Convention, Pentangle o Steeleye Span, protagoniste di un rilancio della tradizione inglese in chiave rock; dall'altra cantautori come John Martyn, Richard Thompson, Iain Matthews, Nick Drake, Al Stewart, Allan Taylor e per l'appunto Ralph McTell, che mettono al centro delle loro canzoni un universo sonoro e letterario legato alla loro realtà.
In quel momento, McTell ha già scritto le canzoni che lo renderanno popolare e amato presso il pubblico di lingua inglese – prima fra tutte “Streets of London”, che entrerà nei Top Ten britannici nel 1974 – ma quando registra “Not Till Tomorrow” è ancora una promessa conosciuta soltanto da un manipolo di appassionati. L’album è giustamente considerato uno dei suoi capolavori e ancora oggi conserva un indiscutibile fascino.
Prodotto da Tony Visconti e suonato dallo stesso McTell (chitarre, pianoforte, organo) con Danny Thompson (contrabbasso), Laurie Allan (percussioni) e Mary Visconti (cori), “Not Till Tomorrow” ha il respiro e la semplicità di un classico. Una parte del merito va riconosciuta a Visconti, che non si limita a coordinare le sessions, ma vi partecipa suonando flauti, sitar e cantando nei cori con sua moglie, la bionda folksinger gallese Mary Hopkin, scoperta e lanciata da Paul McCartney con “Those Were The Days”; ma bisogna ammettere che le canzoni di McTell hanno bisogno di molto poco per colpire chi le ascolta.
“Sylvia”, divenuta in breve tempo uno dei momenti più importanti dei suoi concerti, viene eseguita in “Not Till Tomorrow” con il solo accompagnamento del pianoforte ed è una sorta di ringraziamento alla Plath, per aver aiutato chi scrive a superare un momento particolarmente difficile della propria esistenza. Un tenero e intenso omaggio alla grande scrittrice scomparsa.


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The Blue Aeroplanes                Ralph McTell
Swagger                                      Not Till Tomorrow
Ensign Records, 1990.                 Reprise, 1972.
Entertainment Weekly:      “… Le canzoni di McTell sono notevoli e letterarie senza mai diventare pretenziose …. Richiesto nell’ascolto di ogni aspirante “follie””;
Dirty Linen:                            “… Virtualmente Ralph McTell ha segnato nello stile di cantautore britannico il seguito di Dylan”;
London Daily Express:           “… Una rivelazione, un uomo e la sua musica, ed una chitarra che canta melodie, contrappone melodie e bassi, un’orchestra in 6 corde”;
The Guardian:                        “… McTell è un chitarrista tecnicamente brillante … alcune delle sue canzoni dai toni delicati, sono così piene di forza come lo era il primo Dylan”;

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Su “Travelling Man The journey songs” – ultimo cd dal vivo
Billy Connolly:                    “… Non è solo un paroliere, un cantante meraviglioso ed un musicista dotato eccezionalmente, ma egli compie tutto ciò con modesta dignità ed eleganza”;
George Harrison:               “… Belle e brevi registrazioni dal vivo. Un prodotto eccezionale in questi giorni”.
The Guardian:                    “… Se ti ricordi solamente “Streets of London” hai tralasciato il tutto”
Store Magazine:                 “… Un live completo di una certa proporzione”;
The Irish World:                 “… Quest’album è un bell’esempio di immagine folkloristica”


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Ralph McTell
Pubblicato il luglio 20, 2017 da federicoguglielmi
Più passa il tempo, e più mi convinco che il formato CD sia perfetto per operazioni antologiche come questa, dedicata a un maestro assoluto del british folk. Quattro album storici (e splendidi) in due compact, libretto informativo, prezzo più che invitante, suono limpido e privo di tutti i crepitii e i disturbi da usura che purtroppo flagellano i vinili, specie quando la musica è pacata e rarefatta.

All Things Change (Cherry Tree)
Detto che la qualità degli oltre venti album di studio da lui messi in fila in mezzo secolo di uscite discografiche scende di rado sotto il “buono”, i numerosi cultori del british folk “moderno” – quello affacciatosi alla ribalta nei Sixties e più o meno vicino all’universo rock – sono pressoché concordi nel collocare al vertice della produzione di Ralph McTell, che del genere è uno dei padri, i quattro usciti fra il 1968 e il 1970 per l’etichetta-culto Transatlantic: Eight Frames A Second, Spiral Staircase, My Side Of Your Window e quell’ancor più notevole Revisited assemblato solo con reincisioni o remix di brani in origine pubblicati nei tre precedenti. Cosa buona e giusta, insomma, aver raccolto in questo doppio CD il materiale di cui sopra, con in più un pezzo tratto da un 45 giri, due outtake dalle session del LP d’esordio e un libretto con informazioni dettagliate e fotografie.
Le cinquantuno tracce di All Things Change, in massima parte autografe, sono dunque una sorta di Bibbia di quel songwriting chitarristico figlio delle tradizioni delle isole britanniche, con saltuarie deviazioni verso blues e country e qualche tocco jazzy, che in tantissimi avrebbero preso come base di partenza per elaborare il proprio stile. Dominano le ballad all’insegna della delicatezza e dell’intensità, tutte pregevolissime nella scrittura, negli arrangiamenti sobri ma raffinati, nel canto soft e sempre evocativo. La più nota è senza dubbio Streets Of London, riproposta da centinaia di altri artisti, ma dove si pesca si pesca bene; anche tra le poche cover, fra le quali Kind Hearted Woman Blues (Robert Johnson), una Morning Dew alla Fred Neil, il classico Hesitation Blues e un’altrimenti inedita Suzanne di Leonard Cohen. Nulla di meglio di questi suoi primi, magnifici passi per accostarsi a un vero maestro del “folk d’autore” anglosassone.
Tratto da AudioReview n. 387 del maggio 2017
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